Shot list: cos'è, chi la fa e come si compila
Cos'è una shot list, a cosa serve davvero sul set, chi la costruisce e quali campi deve avere. Con la differenza fra shot list e storyboard.
27 settembre 2026 · 8 min di lettura
Senza shot list il set decide da solo. Si arriva sul posto, si guarda la stanza, si mette la macchina dove sembra giusto, e alle sette di sera si scopre che manca il controcampo di una scena che non si può più rifare perché la location era di un giorno solo.
Cos'è una shot list
La shot list è l'elenco ordinato di tutte le inquadrature che vanno girate, scena per scena, con le indicazioni tecniche di ciascuna: che inquadratura è, da che angolo, con che movimento, con che mezzo, con che lente. Non racconta il film: racconta il lavoro.
È un documento di decisione, non di descrizione. Ogni riga è una scelta presa prima, con calma, che sul set diventa un'istruzione. E quello che non c'è nella lista, quasi sempre, non viene girato.
A cosa serve, e a chi
La shot list serve a tre persone diverse per tre ragioni diverse, ed è per questo che vale la pena farla bene.
Alla regia serve per sapere di avere il film in mano prima di girarlo: se una scena ha quattro inquadrature e il montaggio ne richiede sei, è meglio accorgersene su una lista che in sala di montaggio. Alla fotografia serve per preparare: lente, luce, altezza macchina, che movimento vuol dire quale mezzo, e quante volte bisogna rimontare tutto. Alla produzione serve per capire quanto tempo costa la giornata, perché è la complessità delle inquadrature, non il numero di pagine, a dire quanto entra davvero in un turno.
C'è un quarto uso, meno nobile e altrettanto importante: la shot list è la lista delle cose che spunti. A fine giornata dice cosa hai portato a casa e cosa no, e quel cosa no è l'informazione che serve per riprogrammare.
Chi la fa
La costruisce il regista insieme al direttore della fotografia. L'aiuto regista entra quasi sempre nel giro, perché è chi deve tradurla in tempo: quante posizioni di macchina, quanti cambi luce, quanto dura ogni setup. Poi la leggono produzione, macchina e reparti tecnici, che da lì capiscono cosa dovranno portare.
Si fa in pre-produzione, dopo lo spoglio tecnico — servono le scene e quello che c'è dentro — e prima che il piano di lavorazione si chiuda, perché è la shot list a dire se una giornata sta in piedi.
Shot list e storyboard non sono la stessa cosa
Su questo si fa confusione spesso, anche perché molti strumenti li mettono nella stessa pagina.
Lo storyboard mostra: è il disegno di cosa si vedrà nell'inquadratura, e serve a far capire agli altri quello che hai in testa. La shot list dice: è il dato tecnico di come quell'inquadratura si ottiene, e serve a chi la deve realizzare. Uno comunica la visione, l'altra organizza il lavoro.
Non si escludono, e non c'è un ordine obbligato. Lo storyboard è più lento da fare e più rigido da cambiare, la shot list si aggiorna anche sul set. In pratica: si disegna quello che va disegnato — sequenze complesse, azione, effetti, tutto ciò che non si spiega a parole — e si mette in lista tutto il resto. Una shot list con il disegno accanto, dove il disegno serve, è la forma che funziona meglio.
Cosa contiene
I campi cambiano da produzione a produzione, ma il nucleo è stabile.
Numero di scena e numero di inquadratura, perché è così che la si chiama ad alta voce sul set. Il tipo di inquadratura, cioè quanto è larga. L'angolo: l'altezza della macchina e, se serve, da che parte guarda il soggetto. Il movimento, e separatamente il mezzo con cui si ottiene, perché carrello a precedere e steadycam non sono la stessa richiesta per i macchinisti. La lente, il frame rate, il rapporto d'aspetto. Una descrizione in una riga, chi è in campo, il tempo di ripresa previsto. E le note che riguardano altri: audio, luci, effetti.
Sul vocabolario esistono due nomenclature. Quella in uso sui set italiani — PPP, PP, MPP, MB, PM, PA, FI, Totale, CM, CL, CLL, con angoli e movimenti che hanno nomi loro — e quella anglosassone, dall'Extreme Wide Shot al Dutch Angle, che aggiunge campi che l'altra non ha, come il framing e il fuoco. Non sono traducibili una sull'altra parola per parola. Scegline una e tienila per tutto il progetto: una lista mista è una lista che qualcuno dovrà interpretare alle sei del mattino.
Il metodo
Si lavora scena per scena, non inquadratura per inquadratura in ordine sparso.
Leggi la scena e decidi prima come la vuoi montare: quali sono i momenti che devono esistere in campo. Poi scrivi le inquadrature che servono per ottenerli, in ordine di montaggio, non di ripresa. Per ognuna metti il minimo che la rende eseguibile — tipo, angolo, movimento, mezzo — e aggiungi lente e durata quando le hai decise davvero, non per riempire la casella.
Poi fai il passaggio che quasi nessuno fa: rileggi la lista contando i setup. Se due inquadrature si ottengono dalla stessa posizione di macchina con un cambio di lente, sono un setup e mezzo; se ne richiedono una nuova con la luce rifatta, sono venti-quaranta minuti ciascuna. Quel conto è quello che passerai all'aiuto regista, ed è quello che decide se la giornata regge.
Infine segna cosa è opzionale. Su ogni scena ci sono inquadrature che vorresti e inquadrature che ti servono: se non è scritto quali sono quali, alle sei di sera lo deciderà la stanchezza.
Gli errori che si pagano
- 1Una lista senza tempi stimati: non è una shot list, è una lista dei desideri
- 2Movimento e mezzo confusi nella stessa colonna, e il reparto macchina scopre sul posto che serviva il carrello
- 3Inquadrature scritte in ordine di ripresa invece che di montaggio, e ti accorgi tardi che il montaggio non chiude
- 4Nessuna distinzione fra ciò che è necessario e ciò che è desiderabile
- 5La lista che vive solo sul computer del regista: una shot list che la fotografia non ha letto non ha ancora fatto il suo lavoro
Quello che non è in lista non si gira, e quello che non si gira non esiste.
Il legame con il piano di lavorazione e l'ordine del giorno
La shot list non finisce in se stessa. I setup che hai contato entrano nella stima della giornata, e quella stima entra nel piano di lavorazione. Poi, se la giornata è complessa, il programma dell'ordine del giorno non va per scene ma per inquadrature: ogni riga è un setup, e l'ordine di quelle righe è l'ordine in cui si lavora.
È la stessa informazione che attraversa tre documenti. Se sta in un posto solo, cambiarla costa un minuto.
Farla in Riprea
In Riprea la shot list nasce già ordinata per scena, perché le scene arrivano dallo spoglio: apri la scena 1 e dentro ci metti le sue inquadrature, numerate, con l'intestazione — esterno, deposito autobus, alba — che è già quella del copione.

La scheda di un'inquadratura tiene insieme quello che di solito sta su tre fogli diversi. Scena e numero, tempo di ripresa previsto, tipo, angolo verticale e orizzontale, movimento, mezzo, rapporto d'aspetto. Poi i ruoli in campo, che non scrivi a mano: te li propone lo spoglio, con fra parentesi chi li interpreta se il casting è confermato. Poi la descrizione dell'azione, lo storyboard, la camera e l'equipaggiamento, la lente, il frame rate, la location, e tre campi che servono ad altri reparti più che a te: note audio, luci, VFX.

Due dettagli che fanno risparmiare tempo. Il rapporto d'aspetto ha una spunta che lo applica a tutte le inquadrature del progetto, perché il formato in cui giri lo decidi una volta. E l'immagine dello storyboard non viene mai ritagliata: scegli tu a che proporzioni mostrarla, e il disegno resta quello che hai fatto.
La nomenclatura si cambia con una spunta in testa al modulo, e vale per tutto il progetto. Con quella inglese attiva le tendine diventano Shot Size, Framing, Focus, Camera Angle, Movement ed Equipment — non è una traduzione delle voci italiane, sono i campi di quella tradizione, framing e fuoco compresi.

Quando la lista serve per lavorare e non per guardare, il pulsante Senza immagini la commuta in una tabella compatta: tutte le inquadrature di tutte le scene su righe affiancate, con scena, inquadratura, interno/esterno, tipo, angoli, movimento, mezzo, rapporto, durata, camera e lente, audio e ruoli. È la forma che porti sul set. Da lì si scarica e si stampa, con o senza i disegni.

Le tendine non sono chiuse: se il tuo reparto usa un termine che qui non c'è, lo aggiungi dalle Voci predefinite e da quel momento lo trovi in tutti i tuoi progetti, non solo in quello aperto. E per la parte di riferimento visivo — inquadrature di altri film, fotografie, schemi luce — c'è una lavagna per ogni scena nel Reference & Brainstorming, così la moodboard resta attaccata alla scena a cui appartiene.
Come Riprea collega spoglio, shot list, piano di lavorazione e ordine del giorno, con gli screen dell'app.
Leggi come funziona RipreaIn breve
Una shot list serve a decidere prima quello che sul set non avrai tempo di decidere. Falla scena per scena, conta i setup, segna cosa è necessario e cosa no, e assicurati che chi deve prepararla l'abbia letta prima del giorno in cui serve.
Riprea è in Beta: 50 posti con tutte le funzioni del piano Team.
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